Guido la Vespa

O meglio, una Hero Honda 150: la Vespa è un po’ una rottura di cazzo con le sue ruotine e il cambio a mano, non vorrei mi venisse una tendinite al polso.

Stamattina ho deciso di andare via da questo agglomerato di anime in pena e ho deciso di comprarmi una motoretta, per sentirmi libero di andare dove cazzo mi pare, più che altro per la necessità che ho di allontanarmi dalla città.

Il tipo mi è venuto a prendere in camera puntuale come se fosse il primo giorno di lavoro, anche se si è presentato con la stessa maglietta del giorno prima (cosa che mi aspettavo) ma sporca di sangue.
La mia prima paura è stata che Agim (così ha detto di chiamarsi, sempre che il nome si scriva così..) si fosse trovato in situazioni equivoche per colpa dei soldi che gli avevo dato (15 euro), infatti si è presentato con dei bei jeans alla moda che, vi dirò, mi sarei messo anch’io.
Io non ero ancora pronto e gli ho detto di sedersi, e lui con la faccia di chi non se lo aspetta: “Really, can I sit?”  “Sure” Direi! Hai una faccia! Con ancora il sangue tra i denti… “Sure! If you want, sleep”
Non se l’è fatto ripetere 2 volte. È crollato. Secondo me è uno dei tanti che dorme per strada, magari con la sua comitiva di “amici”, o proprio quelli che lo hanno pestato. Comunque guardandolo nel sonno ho avuto come la sensazione che avesse paura, si agitava, ad ogni rumore che facevo scattava, così gli ho detto di aspettarmi che io sarei tornato dopo poco, avevo una fame della madonna, così l’ho lasciato in camera con tutta la mia roba. Non so perchè, ma non ho temuto, in fondo sapeva di non dover fare brutta figura il primo giorno di lavoro…

Mi sono comprato dieci bananite (unico frutto che sbucci e mangi), di quelle piccole e dolcissime, così per tenermele in frigo, ma ne ho fatto fuori la metà.
Rientro e Agim scatta in piedi, manco fosse entrato il preside, l’ho calmato e gli ho spiegato i programmi: I want a bike!
Mi ha guardato e mi ha chiesto se la volevo a noleggio.
“I explain, I want to buy a bike, to go to Kolkata for christmas day “
Gli occhi, già grossi di suo, gli sono diventati due palloni neri, “Really you want to brrruum to kolkata??”
… ehh ti li sting a dì, really.

Ok lets’go. Abbiamo preso un taxi per la zona dove si smerciano moto, pezzi di ricambio ecc.
Il vecchio è alla guida di quella che doveva essere l’imitazione della 1100 fiat (ho scoperto che gli Agnelli da anni hanno regalato i brevetti alle industrie indiane, dopo aver delocalizzato in tempi non sospetti. Vespa compresa, qua ce ne sono a bizzeffe), con lo sterzo tutto pitonato, il dito incollato al clacson e una velocità che non supera i 40 all’ora, a danzare a suon di bip boop bibip dlin dlin bzzez boop bibip, fino a non sentirli più.
La mia più grande preoccupazione alla guida sarà suonare il clacson alla napoletana, come faceva mio zio tra i vicoletti, così per far sentire la propria presenza.
Arrivati nel quartierino motoristico, non tanto diverso da Porta Portese anni ottanta (dello sporco non parlo più), abbiamo girato un po’ fino a trovare il pezzo che mi serviva: una Hero Honda 150cc nera fiammante con un po’ di polvere che il venditore ha tenuto a togliere come se mi interessasse qualcosa.
L’ho provata (un bel polmone, proprio quello che mi serve!) e Agim tutto contento come un bimbo: “it’s good , it’s a HONDA HEROOO yees”, come se fosse una M1 da 10000 euro, non ci poteva credere che me la stessi comprando su due piedi.
Così ho parlato col tipo e gli ho spiegato le mie intenzioni, e lui, che parla solo hindi, me lo ha fatto capire con l’espressione che ero matto. Io gli ho chiesto solo se mi ci avrebbe portato fino a Kolkata in due mesi, lui mi ha detto di sì.
A questo punto mi affido alla mia capacità di mantenere in vita mezzi che in mano ad altri non ne vogliono proprio sapere. Dai, su, in fondo deve fare solo tre o quattromila chilometri…

A quel punto si è messa in moto la macchina burocratica indiana, fatta di mazzette e occhiolini. Siamo andati, io e il venditore, con la moto alla motorizzazione per il passaggio di proprieta, e non vi dico le file chilometriche di questi piccoli omini neri tutti con un foglio bianco in mano in uffici che ti fanno pensare: “Mo da qui menevado dopodomani” e se mi va bene.
E invece arriviamo dritti dritti a capo della fila da un tizio baffuto e sorridente, con due telefoni, che stringeva mani a tutti quanti. Insomma il boss della motorizzazione. Al mio arrivo si presenta (nome indecifrabile, non li capisco in italia figuriamoci lì) e mi dice di aspettare, mi indica una moto e la fa spostare all’ombra e fa segno di sedermi, come se fossi un tipo importante, mi ha chiesto se volevo una bevanda fresca e sempre col telefono all’orecchio ha continuato a dare ordini a firmare carte e a fare battute con i suoi picciotti. Io mi sono seduto e ho pensato a quanto avrei dovuto sborsare per tutto quell’interesse, così mi sono gustato il panorama fatto di gente sudata sotto il sole, cornacchie, vari falchetti, molto più eleganti, che ogni tanto andavano in picchiata al suolo per poi riprendere il volo con il bottino, e mi sono accorto che eravamo in compagnia di qualche centinaia di piccoli roditori dalla coda lunga e spelacchiata.
Io, sempre in attesa, guardando il viavai di questo ufficio all’aperto, noto l’arrivo del pezzo grosso, con tanto di divisa e baffi da maresciallo dei carabinieri, quella cachi (sembrava quasi un messicano): a lui sono state riservate le migliori attenzioni. Si è fregato anche la coca del boss. Anche se lui sapeva di essere solo una divisa.

Insomma in tempi impensabili per la burocrazia italiana, torna il ragazzino con le fotocopie del libretto e a quel punto si girano tutti verso di me e il boss cerca di spiegarmi che se volevo il libretto avrei dovuto pagare un bel po’.
“how much?” 6000 rupie… che in euro erano poco piu di quello che diceva la lonely planet.
“ok”. Affare fatto.

Il boss ha completato le ultime procedure, mi ha fatto firmare un po’ di fogli e mi ha dato il passaggio di proprietà. Ora sono padrone della mia prima Honda. Ritornati in officina, ho trovato Agim tutto sorridente “it’s ok it’s ok it’s ok?” Yes!

Ora il problema è racimolare i soldi. Ho spiegato al venditore che sarei venuto il giorno dopo alle 11 e così io e Agim ci siamo andati a mangiare una cosetta per festeggiare l’acquisto.
In banca, non vi dico, avere tre carte nuove mi ha incasinato la vita, la super carta di credito me la sono fatta ritirare prima di ricordarmi che al terzo tentativo il bancomat se la ciuccia. Alla fine sono stato là là per dire: tenetevela voi, è meglio. Mi hanno fatto sudare per averla e poi non è servita a un cazzo. Per un pin sbagliato…

Domani si parte per il sud. Verso Goa.

4 pensieri su “Guido la Vespa

  1. già ti immagino , magro da fare schifo con le gambette pelose sull’ honda Polmona 150
    …tu e Agim…
    …un mix tra Lupin 3o e dolce remì…
    sei sempre più l’ eroe dei 2 mondi…

  2. “Really you want to brrruum to kolkata??”
    … ehh ti li sting a dì, really.

    AHAHAHAHA!!!che ridere!!!!mi sono proprio immaginata la sua espressione…e la tua!!!!
    Aggiornaci,ti prego!!!! La signora Maria chiede di te!!!!!Vogliamo vedere la Vespa!!!

    • solo ieri ho saputo del tuo fantastico viaggio….ora mi metterò a leggere tutte le tue avventure…e poi ci risentiamo….vai piano con il tuo bolide…

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