Ganpati Pule, un villaggetto sulla costa del Konkan, è rinomata per due cose: le spiagge da far invidia alle Maldive e il tempio di Ganeshi, costruito su un monolito, ritrovato 1600 anni fa, ora tutto colorato di rosa.
Una cosa terribile (io comunque, per rispetto, ho lasciato la mia offerta).
Dopo un salto al tempio, me ne sono andato a cena. Ho ordinato i soliti intrugli piccanti con due scrippelle d’accompagnamento e ho chiesto se avevano una birra.
Il tizio strabuzza gli occhi e dice di no, perchè siamo in prossimità del tempio. Opto per un’acqua tonica, quello ritorna e mi dice che comunque, se la volevo, me l’avrebbe portata in camera. Mmh.. in fondo non è male come scappatoia..
Mi chiede il nome dell’hotel e il numero della camera, e io: “eeh.. mm.. boh! l’hotel è quello in fondo alla strada, poco prima del fiume, con lo spiazzo di terra rossa..”
Ok, per l’hotel non c’è problema, quello c’è l’ha presente.
E la camera?
………
Mi sembrava di stare ad un’interrogazione, quando, logicamente senza aver studiato una mazza, alla prima domanda riesci a mettere una pezza, ma alla seconda no, e si scopre tutta la tua impreparazione: Miniero al posto e senza birra!
Cacchio, ho cambiato 5 hotel, mi posso mai ricordare il numero? Non pensavo mi potesse servire: di solito quando arrivo me la sbattono in faccia la chiave, che neanche la devo chiedere, talmente sono riconoscibile!
Così me ne stavo andando verso l’albergo con quella strana voglia di chi sa di essersi perso qualcosa e, nel buio della stradina, vedo uno strano movimento: due col motorino si fermano, quello dietro scende, il guidatore conta i soldi che ha, baccagliano un po’ e poi l’altro si ficca in una porticina ancor più piena di gente in fila.
O c’è un pusher o … una rivendita di alcolici illegale!
Ci passo davanti e i miei piedi girano e mi fanno mettere in fila. Mentre osservavo, mi saranno passati avanti in dieci, ma era uno spettacolo: uno stanzino stracolmo di scatoloni di birre e altri alcolici, due panchettedellamorte con uno scatolone al centro ad uso tavolino e i più lerci del paese che se la ridevano.
E poi, a servire in una loggetta che sembrava quella di Lucy dei Peanuts, lei, la mamma di Guerino Spinelli. Ve lo giuro! L’ho riconosciuta, era proprio lei! Le avrei voluto chiedere come stava Guerino, ma al mio turno sono riuscito a dire solo “dos cerveza”..
Aahh no! me l’ero pure preparata! Mi sono corretto, ho preso il fagotto di carte di giornali e me ne sono tornato in albergo soddisfatto.
Il giorno dopo mi sono fatto una bella giornata di mare: bagnetto, cocchi assaporati all’ombra per evitare scottature (perchè io, da buon farmacista e per colpa della signora Ryanair, non mi sono portato nè crema solare, nè repellente per le zanzare) e un bel thali (piatto con tante stuzzicherie).
E tutto bello bruciacchiato, mi sono andato a fare la doccetta in albergo, gustandomi una delle birre rimaste la sera prima. Poi sono andato a cena e, senza pensarci due volte, mi sono andato a ficcare nella tana delle tigri, ma stavolta per rimanerci.
Stavo in assetto da guerra: soldi in tasca e basta, niente telefono (non che lo stia usando, ma sai, un’emergenza, posso sempre chiamare il 112!), niente passaporto, l’albergo a vista e il numero della camera a memoria, la 5.
Stavolta ho ordinato alla gitana una di quelle bottigliette che vedevo andavano a ruba e mi sono seduto: alla vostra uagliò! E ho fatto un sorso a cui tutti hanno risposto allo stesso modo: tracannando quel surrogato di coentro,quantrò,contreau… ma come si scrive?? Lì ho capito che l’inglese non serviva proprio a niente e ho deciso di parlare in dialetto, che forse con il maharati ha piu affinità.
Anche questa volta, come mia tradizione, ho chiuso il “locale” e siamo rimasti io, la zengarona e mariotipuzzamurì. Poi li ho lasciati nel tugurio e me ne sono andato soddisfatto verso casa.
E non era neanche tardi! sarà stata mezzanotte..
Al mattino preparo la borsa, il viaggio verso sud è lì davanti a me e anche con una bella leggerezza addosso. Mi metto a cavallo e parto e, passando davanti al tempio, sorrido pensando “ahah! T’ho fregato tutte e due le sere”.
Tempo un’ora ed inizio a stare scomodo sulla sella.. Ma come? Di già? Sono proprio fregato, ho fatto a malapena 30km.. allora non sono un centauro?! Uè, che cacchio è?
Alla prima fratta ho dovuto inchiodare con tanto di moto a terra e così altre 5 volte nell’arco di 150 km, con la febbre che mi sentivo salire. A metà strada, su un passo c’era un tempietto gestito da questi omuncoletti vestiti come gandhi e, pentito, volevo chiedere perdono, ma non c’era il nasone Ganeshi, così mi sono appellato alla benevolenza di Shiva: non si sa mai, se intercede mi fa un gran piacere.
Mi sono messo il pile e il keeway e ho continuato a sentire freddo, così, per le soste forzate, sono arrivato che era già buio.
L’albergo l’ho trovato dopo un’ora di 3km di là, no, 2km di là, no, a destra, no, a sinistra, strade tutte uguali e buie e solo resort costosissimi… Poi, eccola l’insegna! Con una ragazza di fianco che mi dice: “cerchi una stanza?” “Ma è l’MTDC (il nome dell’hotel)?” E lei mi dice di no e che se voglio posso vedere la camera.
“E fammela vede’ sta camera!”
Parcheggio la moto che mi sentivo il fuoco addosso. Io ero bardato come un astronauta e lei leggera nel suo vestitino. Vicino alla porta una bella vecchia sorridente, con due bambini nascosti dietro, mi mostra una camera spartana ma accogliente, così accetto, scarico la moto e saluto dicendo che sarei rimasto qualche giorno. Mi sono chiuso la porta alle spalle e sono letteralmente svenuto.
Anche questa volta, come mia tradizione, ho chiuso il “locale” e siamo rimasti io, la zengarona e mariotipuzzamurì !!!!! no , vabbò sto a impazzi!!!!!
go guillo!!!!