Aria pesante

Sì, è vero, sono nel posto piu inquinato dell’india, che equivale a dire del mondo: sembra l’inferno, un misto di sudori e spezie con i gas di scarico che la fanno da padrona, copertoni bruciati, saldature d’acciaio. Che neanche dopo le partite del Pescara, con tanto di lancio di fumogeni!
È tutto nero.
Il viaggio dall’aeroporto all’hotel, che si trova diciamo in centro, è un via vai di taxi gialli e neri in un traffico allucinante: non corrono molto, ma si sfiorano delicatamente avvertendosi con il clacson, si intrecciano in danze motereccie senza toccarsi mai come in un fiume.
Sui bordi delle strade, tra le auto e le moto parcheggiate, c’è gente che dorme, eleggendo quegli spazi a domicilio.

Il nero è interrotto ogni tanto da grandi edifici appena costruiti alla maniera occidentale. Avvicinandosi al centro, si vedono tutte le saracinesche abbassate con scritte indecifrabili. Ma il nero non finisce. Vicino alla stazione, e cioè in centro, là dove dovrebbe stare l’albergo, è ancora piu tetro, sembra di stare sulla Casilina al tempo dei campi nomadi. E qui di nomadi pare che ce ne siano molti.
Le luci non ci sono o quasi tranne quelle delle auto e mi ritrovo davanti al mio albergo, che dovrebbe essere di media categoria. Ed ecco che inizia la prima contrattazione col tassinaro che vuole di più perche l’hotel non è sulla strada che gli avevo detto, e questo è solo il preludio dell’imbambolamento a cui non so ancora mettere rimedio.
Il tizio dell’albergo sembrava di non sapere neanche di avere un sito internet e qui la seconda sola: una camera senza finestra con un bagnetto sgocciolante, pieno di naftalina, unico rimedio per gli scarafaggi.

Appena sveglio, sono scappato via e mi sono ritrovato in strada senza sapere neanche dove andare. Ho camminato un’oretta al caldo del mattino, ci saranno stati 30 gradi, ed io, abituato al freschetto britannico, mi sono squagliato, in mezzo alla calca, a digiuno e assaltato da chiunque, tassinari compresi. Un passaggio da loro lo avrei potuto anche accettare…

Qui sono una risorsa e vedi che ti si buttano addosso bambini, vecchi e ragazzi. Ed io come potevo rifiutare?
Dopo varie avances ho accettato quella di un ragazzo, avrà dai 15 ai 25. Qui l’età non si capisce, ma più che altro non la capisce lui: gliel’ho chiesto 4 o 5 volte, ma non mi ha mai capito, forse non sanno proprio cosa vuole dire “how old are you”, eppure io lo so pronunciare bene, è la prima cosa che ho imparato in inglese!
Si è proposto di farmi da bodyguard, domani mi faccio accompagnare da lui a fare un giro. Oggi non ho voglia nè forza di fare altro che procurarmi da mangiare. Tra l’altro non so neanche come si chiama..
Domattina ha detto che si fa trovare qua sotto e mi fa da guida, poi chissà che mi spiega, non capisco una mazza di quello che dice.
E comunque st’aria si fa sentire, mi toglie le forze, mi schiaccia per terra e se alzi la testa leggi solo scritte incomprensibili che non aiutano per niente l’autostima. Mi fanno sentire un mongoloide: non capisco le cose elementari, non capisco cosa si può mangiare e cosa no, è imbarazzante..

Poi tutta st’umanità, tutta insieme mi fa pensare a quei film di fantascienza tipo Blade Runner o Nirvana dove la disperazione regna sovrana e tu non puoi far altro che sopravvivere..
Non ti viene neanche voglia di aiutarli quei corpi buttati a terra, che prendono un turista per Provvidenza, con un solo braccio alzato alla ricerca di qualsiasi cosa venga dall’alto. Ti viene da pensare che se non le sanno risolvere loro le cose come potresti mai tu, che non sai neanche trovarti da mangiare? Dio guarda, anzi gli dei guardano, ce ne sono tantissimi e tutti mischiati, tutti affacciati da chissà quale nuvola.
Fa impressione vedere intere famiglie dormire sui marciapiedi, lavarsi al mattino con un catino, mentre il caos cittadino gli ruota intorno, bambini piccolissimi buttati a terra come se fossero cani, e vedere che non hanno paura di essere schiacciati da una macchina o da una motoretta, mentre curano la loro igiene in pubblico.

Mi è stato detto che i primi giorni sarebbero stati duri, non ci volevo credere, ma ora capisco, inerme e spaventato da questa folla di poveri diavoli. Il nome, Bombay, è quanto mai appropriato: è una bomba esplosa e tutti si muovono al rallentatore come se fossero ancora storditi dal fragore.

Scenetta estemporanea: durante il pomeriggio ho mandato la mia bodyguard a comprarmi due banane e mi ha portato due mele, eppure sapevo che ‘banana’ era una di quelle parole tipo “universali”, che si pronunciano allo stesso modo in più o meno tutte le lingue. Evidentemente mi sbagliavo. Comunque ho mangiato la mela, ho lasciato il torsolo per cinque minuti e subito è stata infestata da una miriade di formichine piccolissime, allora l’ho presa e l’ho messa sul davanzale. Il tempo di girarmi e un’ombra nera agghiacciante l’ha preso ed è sparita.
Mi sono letteralmente saltato addosso, come direbbe la mia amica Domitilla.
Qua non si butta via niente. Stanno tutti attaccati alla vita.

Qui invece dei piccioni ci sono le cornacchie, animali con una presenza ben più evidente e rumorosa, ogni tanto le vedi lì tutte raggruppate come una babygang, fanno quasi paura. Tutte appollaiate su cornicioni, furgoncini e tendoni, ad aspettare l’occasione opportuna. Al mattino, invece di sentire gli uccellini, un gracchiare continuo e il rumore delle loro zampette ti fa aver paura di poter essere loro preda.

3 pensieri su “Aria pesante

  1. I primi giorni, saranno i più duri…
    ma ci piace il tuo modo di raccontare, usi colori tutti tuoi, e chi ti conosce ne Riconosce lo stile inconfondibile, tutto tuo….
    dalla stanza di un ufficio più o meno privilegiata, sembra di essere li con te, ti arrivano gli echi di quei clacson, quell, aria irrespirabile, quella questua continua dei tuoi 1000 avventori incomprensibili…
    Go doctor!!!!
    vado alla prossima puntata….
    D.

  2. ah Guì, sì che con il racconto te la cavi egregiamente e mi trovo anche io a Bombay, ma xchè non prendi il primo aereo e torni alla casetta tua? troppo banale xte? e vai allora. leggerò tutte le tue puntate…..ciao

  3. Ciao cugino, e così mi ritrovo anch’io a leggere il tuo diario di viaggio.
    Bravo cugino! non sapevo di questa tua dote di scrittore, direi che sei piuttosto toccato da ciò che vedi, questo si percepisce molto bene dalle tue parole, è proprio vero che quando qualcosa ti tocca dal profondo spicca la creatività e le parole ti escono quasi come poesia, se trovi le forze e la volontà (e magari anche i mezzi) sfrutta il momento per dipingere …questo è il momento giusto per il capolavoro! ;-)
    Apparte le congratulazioni, nel tuo racconto ritrovo alcune sensazioni che ho provato a Cuba, anche se mi sa che sia moooolto ma molto peggio!! ho la netta sensazione che a confronto Cuba sia l’America! Tieni duro!!

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